Trattamento economico di missione
 

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Trattamento economico di missione

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In merito alla bozza di circolare della Direzione Centrale per le Risorse Umane, concernente il Trattamento economico di missione del personale della Polizia di Stato ( D.P.R. n.51 del 16 aprile 2009) la Segreteria nazionale con una nota datata 8 luglio 2010 ha formulato una serie di osservazioni al Dipartimento della P.S. che di seguito riportiamo: art 13 comma 1 ……”al personale comandato in missione fuori dalla sede di servizio, che utilizzi il mezzo aereo o altro mezzo non di proprietà dell’Amministrazione senza la prevista autorizzazione è rimborsata una somma nel limite del costo del biglietto ferroviario” è necessario specificare che il biglietto ferroviario si riferisce a quello di 1^ classe, come indicato nel comma 2 ed occorre, altresì, chiarire e definire che nella fattispecie, le tipologie di treni a cui si deve fare riferimento per il rimborso del biglietto devono essere gli Eurostar e non i treni regionali, Intercity ecc ciò al fine di superare una serie di contenziosi sul punto che sono insorsi a livello territoriale;
art 13 commi 8 e 9 è necessario chiarire e fornire la corretta applicazione della norma riguardante il riconoscimento del mancato pasto per un servizio reso da un dipendente connesso alla mera durata della missione, la prescindere che comprenda o meno la fascia oraria fisiologicamente indicata per la consumazione del pasto.
Infatti l’art 13 comma 8 così come novellato dal DPR nr.51/2009 recita che il rimborso dei pasti spessa ……. “nella misura di un pasto dopo otto ore e di due pasti dopo dodici ore, nel limite massimo complessivo di due pasti ogni 24 ore di servizio di missione, a prescindere dagli orari destinati alla consumazione degli stessi.”
emanato un parere diverso proprio dal Servizio TEP e Spese varie Divisione II^ con nota nr.333/G/II.2624/02 datata 18.9.2009.
Il SIULP sulla questione è già intervenuto inviando una precedente nota in data 14 dicembre 2009, ad oggi inevasa, con cui sono stati chiesti chiarimenti proprio sulla corretta applicazione del nuovo art 13 comma 8 del DPR nr.51/2009.
Il 23 luglio u.s. la Questura di Sondrio formulava un ulteriore quesito. In particolare veniva chiesto se, ai fini di una corretta applicazione delle norme vigenti riguardanti l’invio in missione del personale, potesse essere riconosciuto il beneficio del mancato pasto per un servizio reso da un dipendente che ha iniziato il turno di servizio in ufficio alle ore 8,00 e che alle 13,00, senza possibilità d’interruzione, era stato inviato in missione con rientro in sede alle ore 3,00.
Al dipendente, che ha effettato ininterrottamente 19 ore di servizio, di cui 14 consecutive di missione, non è stato riconosciuto il mancato pasto per ragioni di servizio, peraltro motivate e certificate dal suo stesso Ufficio..
Infatti, il Servizio TEP e Spese varie Divisione II^ con nota nr. 333/G/II.2624/02 datata 18.9.2009, rispondeva che ai sensi dell’art 13 comma 8 del DPR nr.51/2009, il beneficio del mancato pasto è consentito nella misura di un pasto dopo otto ore di missione, condizione non riscontrabile nella fattispecie in esame.
Al riguardo si precisa che il comma 8 dell’art 13 sopra citato recita espressamente: “il rimborso è corrisposto nella misura di un pasto dopo otto ore e di due pasti dopo dodici ore, nel limite massimo complessivo di due pasti ogni 24 ore di servizio di missione, a prescindere dagli orari destinati alla consumazione degli stessi”.
Appare evidente che la fattispecie in esame, oggetto del quesito, rientri pienamente nell’applicazione della normativa sopra richiamata, peraltro, proprio su questo punto, espressamente novellata ed adeguata con l’ultimo contratto recepito con DPR nr. 51/09, superando così gli annosi contenziosi che sono sorti negli anni scorsi sulla legittimità o meno a percepire il rimborso di due pasti dopo almeno 12 ore di missione, (nella fattispecie le ore consecutive di sola missione sono state 14) a prescindere dagli orari fisiologicamente previsti per la consumazione dei pasti. Infatti, a conferma di ciò, il successivo comma 9 del medesimo articolo, regolamenta una diversa fattispecie che ripropone, solo in tali casi, la necessità di considerare come periodo residuale per la corresponsione di un ulteriore pasto aggiuntivo, il periodo fisiologicamente previsto per la consumazione del pasto. Sembrerebbe, pertanto, fondata la richiesta del collega di ottenere il rimborso, oltre che della ricevuta fiscale per il rimborso della cena, anche della somma equivalente per il mancato pasto, in ossequio alla normativa vigente.
È auspicabile che anche questa vicenda trovi positiva soluzione, mentre è da stigmatizzare la condotta dell’Amministrazione per la quale, un dipendente, per esigenze di servizio, a lui certamente non imputabili, dopo aver lavorato ininterrottamente per 19 ore consecutive, senza battere ciglio, si trova nella mortificante condizione di dover chiedere e lottare per avere ciò che gli è dovuto.

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